Allarme logistico: l'85% delle aziende segnala un aumento degli arretrati nei pagamenti, con costi di recupero crediti che superano le 420 sterline all'anno.
L'ultimo rapporto Marsh (luglio 2026) rivela dati allarmanti per il settore logistico europeo: ben l'85% delle aziende registra un aumento dei ritardi nei pagamenti e il costo medio annuo del recupero crediti ha superato le 420 000 sterline per azienda. Un'azienda su quattro opera in condizioni di estrema concentrazione del rischio, in cui il fallimento di uno dei cinque clienti chiave metterebbe a rischio oltre la metà dei suoi ricavi. I dati indicano una crisi sistemica di liquidità, che richiede un'immediata revisione delle strategie di gestione del rischio di credito.

L'ultimo rapporto del broker assicurativo e consulente di rischio globale Marsh, pubblicato a luglio 2026, lancia un severo monito per i settori dei trasporti e della logistica in Europa e nel Regno Unito. Ben l'85% delle aziende intervistate segnala un aumento significativo dei ritardi nei pagamenti da parte dei fornitori, mentre un'azienda su quattro opera in condizioni di estrema concentrazione del rischio di credito: il fallimento di uno dei cinque clienti chiave sarebbe sufficiente a compromettere oltre la metà del fatturato. Per i risk manager e i proprietari di aziende di logistica, questo è un segnale che non va ignorato.
La portata del problema: i ritardi nei pagamenti stanno diventando la nuova normalità
I dati raccolti da Marsh nell'ambito della ricerca di mercato di quest'anno delineano un quadro di profonda crisi di liquidità tra le imprese nel Regno Unito e, più in generale, in tutta Europa. I problemi relativi ai pagamenti puntuali non sono un fenomeno nuovo, ma la loro portata attuale e il loro tasso di crescita suggeriscono che costituiscono una minaccia fondamentale per la stabilità operativa di intere catene di approvvigionamento.
Secondo quanto emerso dal rapporto, L'85% delle aziende intervistate ha segnalato un aumento del numero di fatture scadute negli ultimi dodici mesi. Non si tratta di un'anomalia statistica, bensì di un chiaro segnale di problemi strutturali di flusso di cassa nell'intera economia. Quando quattro entità su cinque tra quelle intervistate registrano un aumento dello stesso problema, ci troviamo di fronte a una tendenza sistemica, non a difficoltà isolate per singoli operatori.
In parallelo, Tre quarti delle organizzazioni intervistate sono state costrette ad aumentare il valore degli accantonamenti per crediti inesigibili.Tali svalutazioni non sono semplici voci contabili, ma rappresentano perdite reali che intaccano il patrimonio netto delle aziende, riducono la redditività e limitano le opportunità di investimento. I fondi che dovrebbero essere utilizzati per finanziare lo sviluppo, l'acquisto di veicoli moderni, la digitalizzazione dei processi e la formazione dei dipendenti devono invece coprire le lacune create da politiche di pagamento inique o inapplicabili da parte dei fornitori.
Conseguenze finanziarie: oltre 420 sterline di recupero crediti all'anno
Uno degli indicatori più significativi del rapporto Marsh è Il costo medio annuo del recupero crediti è salito a oltre 420.000 sterline per azienda.Questa cifra è notevole, soprattutto se confrontata con i margini operativi tipici del settore dei trasporti e della logistica, che raramente superano qualche punto percentuale anche in condizioni favorevoli.
I costi di recupero crediti comprendono sia spese dirette – i servizi di studi legali, agenzie di recupero crediti e onorari legali – sia costi indiretti, spesso più difficili da quantificare: il tempo impiegato dal personale finanziario e dirigenziale, il costo opportunità del capitale circolante immobilizzato e l'impatto negativo sui rapporti commerciali. Nel settore della logistica, dove i contratti a lungo termine e la fiducia reciproca tra i partner sono cruciali, qualsiasi caso di recupero crediti può danneggiare irreversibilmente la reputazione di un'azienda o privarla di un importante partner commerciale.
È importante sottolineare che l'aumento dei costi di recupero crediti incide in modo sproporzionato sulle piccole e medie imprese. Le grandi aziende dispongono di team legali e finanziari specializzati e hanno accesso a strumenti assicurativi e di factoring che consentono loro di mitigare il rischio di credito. Le PMI, invece, spesso devono gestire il recupero crediti in autonomia, rinunciando frequentemente a tale pratica a causa degli elevati costi, proporzionali al valore delle fatture contestate.
Concentrazione del rischio: un singolo errore può distruggere un'azienda
Particolarmente preoccupante è la concentrazione del rischio di credito nei portafogli dei clienti. Il rapporto Marsh indica che circa il 25% delle aziende intervistate opera in condizioni di estrema dipendenza da un ristretto gruppo di appaltatori — nel loro caso, la perdita o l'insolvenza di uno dei loro cinque clienti più importanti rappresenterebbe una minaccia diretta per oltre la metà del loro fatturato totale.
Dal punto di vista della gestione del rischio, questa situazione rasenta il gioco d'azzardo aziendale. Un'azienda che dipende da un unico fornitore per il 50-60% del suo fatturato, di fatto, rende la propria esistenza dipendente dalla salute finanziaria di qualcun altro, una salute sulla quale non ha alcun controllo. Purtroppo, nel settore dei trasporti e della logistica, questo tipo di dipendenza è relativamente comune: aggiudicarsi un contratto importante con una catena di negozi, un produttore industriale o un operatore di e-commerce spesso determina la strategia operativa di un'azienda per gli anni a venire, con conseguente espansione della flotta, assunzione di personale e obblighi di credito calibrati sulle esigenze di un singolo cliente chiave.
Quando un cliente di questo tipo si trova ad affrontare difficoltà finanziarie – iniziando a ritardare i pagamenti, rinegoziando i termini contrattuali o, nel peggiore dei casi, dichiarando fallimento – l'effetto domino si propaga immediatamente ai suoi fornitori. Un vettore che ha perso liquidità a causa del mancato pagamento dei servizi resi non è in grado di pagare puntualmente i canoni di leasing dei trattori, le bollette del carburante, gli stipendi degli autisti o le fatture dei subappaltatori. In questo modo, una difficoltà finanziaria locale per una singola azienda si trasforma in una crisi sistemica che colpisce decine di entità.
La logistica è sotto particolare pressione: margini ridotti, rischio elevato.
Il settore dei trasporti e della logistica è uno dei settori particolarmente vulnerabili alle crisi di liquidità. Le cause sono strutturali e ben note agli operatori di mercato:
- Margini operativi bassi — I margini tipici del settore, pari al 2-5%, lasciano un piccolo margine di sicurezza finanziaria.
- Costi fissi elevati — l'ammortamento della flotta, il leasing dei veicoli, l'assicurazione, le infrastrutture di magazzino e degli uffici generano passività fisse che non possono essere facilmente ridotte.
- Costi operativi variabili — i prezzi del carburante, gli stipendi degli autisti (a fronte della continua carenza di lavoratori qualificati), le tasse stradali e portuali sono difficili da prevedere e gestire.
- Condizioni di pagamento a lungo termine — lo standard del settore rimane di 30, 60 e spesso 90 giorni, il che significa che di fatto l'azienda concede prestiti ai propri clienti per diversi mesi.
- Elevata intensità di capitale — La manutenzione e il rinnovo della flotta richiedono investimenti continui, finanziati in gran parte tramite prestiti e leasing, il che aumenta la sensibilità alle fluttuazioni dei flussi di cassa.
In questo contesto, i ritardi nei pagamenti non sono solo un problema amministrativo, ma rappresentano una minaccia diretta alla continuità aziendale. Un vettore che attende 120 giorni per il pagamento di un servizio già fornito e per il quale ha già pagato autisti, fornitori di carburante e subappaltatori, si trasforma di fatto in una banca senza interessi per i propri clienti. L'accumulo di tali situazioni porta a una crisi dalla quale molte aziende non riescono a riprendersi.
Contesto macroeconomico: perché proprio adesso?
L'intensificarsi delle strozzature nei pagamenti e della concentrazione del rischio di credito osservata a metà degli anni '20 non è casuale. È il risultato della convergenza di diversi fattori macroeconomici e strutturali:
Condizioni di finanziamento restrittive
Dopo un'era di tassi di interesse prossimi allo zero, le imprese si trovano a dover affrontare un accesso al capitale circolante significativamente più costoso. I prestiti revolving, il factoring e altri strumenti di finanziamento dei crediti commerciali sono diventati più onerosi, spingendo alcune aziende a sostituire i finanziamenti esterni formali con finanziamenti informali a spese dei propri fornitori, estendendo i termini di pagamento.
Erosione dei margini e pressione sui costi
Molti settori industriali stanno ancora subendo le conseguenze dell'inflazione degli anni precedenti in termini di energia, materie prime e costi del lavoro. Le aziende la cui salute finanziaria si è indebolita ricorrono sempre più spesso al differimento dei pagamenti come strumento di gestione della liquidità a breve termine, trasferendo l'onere finanziario sui propri fornitori.
La complessità delle catene di approvvigionamento globali
Le catene di approvvigionamento multilivello, spesso transfrontaliere, implicano che i problemi finanziari in un anello della catena possano diffondersi rapidamente e ampiamente. Un'azienda britannica il cui cliente tedesco ritarda il pagamento potrebbe a sua volta non essere in grado di pagare il suo subappaltatore polacco, creando una catena transnazionale.rodouna catena di ritardi reciproci.
Deterioramento della moralità dei pagamenti
Il rapporto Marsh mette indirettamente in luce un problema culturale significativo: la normalizzazione dei pagamenti in ritardo come pratica commerciale accettabile. Quando l'85% delle aziende registra un aumento delle fatture non pagate, si corre il rischio che i pagamenti in ritardo diventino una norma socialmente accettata, anziché un'eccezione soggetta a reali sanzioni commerciali o legali.
Prospettiva di rischio: cosa significa per la tua azienda?
Dal punto di vista di un responsabile della gestione del rischio o del proprietario di un'azienda di trasporti e logistica, i dati presentati da Marsh dovrebbero indurvi a porvi alcune domande fondamentali sulla vostra organizzazione:
- Qual è l'effettiva concentrazione di rischio nel portafoglio clienti? L'azienda sa quale quota di fatturato rappresentano i suoi tre, cinque o dieci clienti più importanti? Analizza regolarmente la loro situazione finanziaria?
- Qual è lo storico dei pagamenti dei principali clienti? Le scadenze di pagamento vengono rispettate? Si riscontrano tendenze che suggeriscono un deterioramento della liquidità della controparte?
- Quali strumenti di protezione dal rischio di credito vengono utilizzati? Assicurazione dei crediti commerciali, factoring, garanzie bancarie: l'azienda utilizza attivamente gli strumenti a sua disposizione?
- Le procedure di recupero crediti sono formalizzate e attuate? Molte aziende sprecano tempo prezioso in trattative informali invece di avviare immediatamente procedure efficaci di recupero crediti.
- Come reagisce l'azienda ai primi segnali di allarme? Un ritardo nella prima fattura, una richiesta di modifica delle condizioni di pagamento, un cambio nel personale dirigenziale dell'appaltatore: questi sono segnali che richiedono una reazione e una verifica immediate.
Raccomandazioni: come ridurre il rischio nella pratica?
Sulla base delle conclusioni del rapporto Marsh e dell'esperienza maturata da EURODEBT.eu nel monitoraggio del rischio di credito nel settore della logistica, le aziende dovrebbero intraprendere senza indugio alcune azioni chiave:
1. Diversificazione del portafoglio clienti
Una priorità strategica dovrebbe essere la riduzione della dipendenza da singoli fornitori a un livello di sicurezza. Adottare il principio secondo cui nessun singolo cliente dovrebbe rappresentare più del 20-25% del fatturato è un punto di partenza per la discussione, ma anche questo livello di concentrazione richiede un monitoraggio particolarmente attento. La diversificazione della clientela è un processo a lungo termine, ma fondamentale per la stabilità finanziaria di qualsiasi vettore.
2. Assicurazione dei crediti commerciali
Le polizze di assicurazione del credito commerciale proteggono dalle perdite derivanti dall'insolvenza di un fornitore o dal mancato pagamento prolungato. Le compagnie di assicurazione del credito come Euler Hermes (Allianz Trade), Coface e Atradius dispongono inoltre di propri sistemi per monitorare la salute finanziaria di migliaia di aziende, fornendo ulteriori informazioni alle imprese assicurate.
3. Monitoraggio proattivo degli appaltatori
La verifica dei partner commerciali non dovrebbe limitarsi a un controllo una tantum presso un registro prima della firma di un contratto. Dovrebbe essere un processo continuo, che comprenda verifiche periodiche degli indicatori finanziari, dello storico dei pagamenti, delle informazioni provenienti dalle agenzie di credito e dei dati di registro. Piattaforme come EURODESK.eu offrono strumenti per automatizzare questo processo e individuare tempestivamente i segnali di allarme.
4. Gestione rigorosa delle condizioni di negoziazione
Le aziende di logistica dovrebbero impegnarsi a ridurre i termini di pagamento ove possibile e implementare un sistema di incentivi (sconti per pagamento anticipato) e sanzioni (interessi di mora effettivamente addebitati e applicati). È fondamentale che le clausole relative agli interessi di mora non siano semplici clausole contrattuali vuote, ma un vero e proprio strumento disciplinare applicabile.
5. Factoring e finanziamento dei crediti commerciali
Il trasferimento del rischio di ritardato pagamento a un istituto finanziario tramite factoring senza rivalsa (con rivalsa nei confronti della società di factoring in caso di insolvenza del debitore) o factoring con rivalsa può migliorare significativamente la liquidità finanziaria. Sebbene comporti un costo, questo è spesso inferiore ai costi di recupero crediti e alle perdite derivanti dal congelamento del capitale.
6. Sviluppo di competenze interne nell'analisi del credito
Le aziende che non possono permettersi un ampio reparto di gestione del credito dovrebbero valutare la possibilità di avvalersi di consulenti esterni o di utilizzare piattaforme automatizzate di valutazione del rischio. Investire in strumenti di credit scoring ripaga ampiamente, evitando anche una sola perdita significativa dovuta a crediti inesigibili.
Sintesi: è tempo di una risposta sistemica al rischio sistemico.
Il rapporto Marsh di luglio 2026 rappresenta un chiaro campanello d'allarme. L'entità dei ritardi nei pagamenti – che interessano l'85% delle aziende intervistate – e il crescente rischio di perdita di fatturato dovuto al fallimento di appaltatori chiave indicano che il settore dei trasporti e della logistica si trova ad affrontare una grave sfida strutturale, non solo una temporanea turbolenza di mercato.
Il costo medio annuo per il recupero crediti, che supera le 420 sterline per azienda, è spesso superiore all'utile operativo annuo di una società di trasporti. Ciò significa che alcuni operatori del mercato si concentrano esclusivamente sul recupero dei crediti già vantati, anziché investire nella crescita e nel rafforzamento della propria posizione competitiva.
Accettare lo stato attuale delle cose come una realtà aziendale immutabile sarebbe un grave errore strategico. Le aziende che implementano sistemi completi di gestione del rischio di credito, che combinano diversificazione del portafoglio clienti, assicurazione dei crediti, monitoraggio continuo delle controparti e rigorose procedure di recupero crediti, otterranno un significativo vantaggio competitivo a livello globale.rodoche si rivelerà sempre più spietato per le entità che operano senza adeguate misure di sicurezza.
Per i responsabili della gestione del rischio e i titolari di aziende di logistica in tutta Europa, la lezione è chiara: è giunto il momento di rivedere e aggiornare le politiche di credito, prima che la prossima ondata di difficoltà finanziarie per i fornitori si abbatta anche su di loro.






